Un libro non fa nemmeno le uova

Mi chiedo se qualcuno di voi abbia mai letto almeno uno dei miei libri. E lo chiedo anche a me, chissà se io avrei mai letto uno dei miei libri…Li guardo ora davanti a me, tutti e cinque in fila..Prima di pubblicare il primo immaginavo che essere scrittore fosse la cosa più desiderabile del mondo. O almeno, tra quelle più importanti per me. Legavo l’essere scrittore al pubblicare. Come se scrivere non valesse niente senza un editore e un libro sullo scaffale di una libreria. In vendita. Quanto più apparentemente reale, un libro si tiene tra le mani, lo si sfoglia, ha un peso, un certo numero di pagine, profuma di carta, ha una copertina con scritto il tuo nome, un titolo..Ma anche quanto di più lontano dalla realtà. Un libro non cresce su un albero, non nasce da un seme di uomo in un corpo di donna, non cade dal cielo quando c’é vento insieme alla pioggia e alla neve, non mette radici nella terra, non vive sul fondo del mare . Non fa nemmeno le uova. Che ne dite, serve ancora scrivere dei libri, ora che il Vecchio Mondo non esiste più?

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3 Comments

  1. un libro dovrebbe fare le uova…

    Ma nella realtà le parole che uno scrive sono la sua esperienza che il più delle volte non coincide con quella di chi legge…

    il linguaggio è uno strmnto troppo rozzo..hai ragione Susanna.:-)

  2. E’ vero, Elisa, in realtà un libro dovrebbe fare le uova e, a ben pensarci, i buoni libri ne hanno sempre fatte. Allora forse sono io che non ho più voglia di fare uova? Questa storia delle uova mi apre un mondo, in effetti. Fare un uovo, se lo vediamo dalla parte della gallina o di chi per lei, significa dare vita ad una nuova creatura che, a sua volta, deciderà se fare altre uova o se chiudersi nella sua sterilità. Ma fare uova significa anche darle in pasto a noi umani che, in effetti, ci cibiamo di uova altrui, quelle delle galline, appunto. E’ lecito che a questo punto uno scrittore si chieda se questo cibo- uova faccia sempre bene al lettore…

  3. Susanna, ecco cosa penso dello scrivere libri, al di là del supporto si usi – carta, file, o chissà cos’altro:

    Almeno in un caso, ha senso, ed è questo:

    Quando ciò che scrivi ha lo scopo di lasciare il tuo contributo al mondo, sempre che leggendolo tu scopra che ha ben rappresentato lo spirito del tuo contributo:

    Il tuo “segno” che lasci per il tuo passaggio, “the sign”:

    Quella cosa per cui sei soddisfatta di esser ricordata:

    Ecco quello che penso, di questo, in sintesi.

    Andrea

    PS: come mai sempre due punti, invece di un punto come si converrebbe? perché i due punti erano adatti a rappresentare il mio pensiero, al di là delle regole grammaticali, il punto semplice, no. non questa volta. anche tutte le latre infrazioni al giusto scrivere hanno per me oggi un senso, e trasmenttono meglio il senso del mio messaggio: ridondanze, pleonastici, improprietà varie, che tra l’altro han lo scopo di svegliar il SOPITO lettore. Che mi senta, che sappia che ci sono, che lo ascolto, che io son qua. Per lui.

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